| Giorgio De Salve Ria |
Quante volte, durante un volo apparentemente tranquillo, si è dovuto fare i conti con il fastidioso fenomeno comunemente conosciuto come vuoto daria! La destinazione esotica o il viaggio daffari non fa differenza: con una bella giornata si ha proprio desiderio di farsi assegnare un posto vicino al finestrino e godersi la vista dei bellissimi panorami durante tutta la fase del volo, anche se in realtà ad una quota di 10.000 metri o più è difficile riconoscere dallalto anche i luoghi più familiari, a parte la zona relativa allaeroporto di partenza e darrivo. Leggere un quotidiano, un magazine o scambiare due chiacchiere con il passeggero del sedile accanto renderebbe il volo particolarmente interessante, ma alla fine si sceglie la migliore soluzione, quella più rilassante. Ma qualcosa accade: ad un tratto laereo sprofonda, abbiamo incontrato un vuoto daria, ci hanno fatto allacciare le cinture di sicurezza, abbiamo sofferto il mal daria...; La definizione comune di vuoto daria non è però appropriata, perché laereo durante il suo volo non incontra alcun vuoto, né tanto meno una zona in cui è assente laria o i suoi gas che la compongono. In realtà il fenomeno non è altro che un particolare tipo di turbolenza. Una massa daria che è in movimento orizzontale (vento), cioè lambisce il terreno negli strati più bassi e si sposta con unintensità più o meno considerevole, quando incontra delle asperità (alberi, case, rilievi montuosi), subisce una perturbazione del suo flusso determinandovi la formazione di vortici, i quali possono subire anche uno spostamento, essendo trascinati anche lontano dal punto della loro formazione. Tali vortici, che normalmente si creano ai livelli più bassi dellatmosfera, possono a loro volta essere sospinti verso lalto in presenza di aria instabile, vale a dire quando gli strati inferiori hanno la tendenza a salire con le correnti ascensionali (masse daria più calda che salgono per poi disperdere la loro temperatura nel raggiungimento del cosiddetto equilibrio termodinamico). In caso di forte vento al suolo e con raffiche di notevole intensità in prossimità di catene montuose, il vento subisce considerevoli variazioni di direzione per via del suo incanalarsi nellinterno delle valli. In questo caso laeromobile che effettua lavvicinamento o la partenza per o da aeroporti siti in zone geograficamente accidentate, potrebbe subire dei movimenti oscillatori che creano comprensibile disagio tra i passeggeri, ma con una maggiore concentrazione da parte dei piloti e attenzione da parte degli assistenti di volo, si rende meno disagevole la permanenza a bordo. Può accadere inoltre che, durante un volo apparentemente tranquillo ad alta quota, si incontri un particolare tipo di turbolenza in aria chiara (CAT = Clear Air Turbulence). Essa si può trovare nella vicinanza delle correnti a getto (Jet-streams). La corrente a getto è una fascia di diverse migliaia di chilometri, larga qualche centinaio di chilometri ed alta qualche chilometro, nel cui interno si muove una forte corrente daria (da un minimo di 60 ad un massimo di 200 nodi in media; eccezionalmente sono state rilevate velocità di 300 nodi) in direzione orizzontale, di qualche chilometro di spessore, posizionata nellalta tropopausa o nella stratosfera, ad una quota di circa 11.000 metri e si muove in direzione est. I piloti sono portati ad accertarsi della presenza o meno di una corrente a getto nel loro volo, rendersi conto della sua natura, dellintensità e della sua direzione. Si possono utilizzare, infatti, i forti venti presenti in essa e guadagnare tempo di volo in maniera tale da sfruttare al meglio il vento in coda che spira in direzione della destinazione di arrivo (utile durante le trasvolate atlantiche verso est). Nellinterno della corrente a getto, per via dei forti gradienti verticali di intensità del vento, è presente della turbolenza e, pertanto, è necessario volare perlomeno in prossimità del "core" (asse centrale della corrente), dove la turbolenza è pressoché nulla. Un altro tipo di turbolenza assai problematica per il volo è quella associata allattraversamento di cumuli e temporali. Essa è prodotta dalle intense correnti verticali e dalle transitorie ed irregolari variazioni di velocità del vento. Le correnti, enormi colonne daria ascendenti o discendenti, possono provocare variazioni di quota anche forti. In un temporale medio la turbolenza più forte può aversi intorno ai 18.000 piedi, mentre le maggiori variazioni di velocità verticale si possono avere intorno ai 23.000 piedi. La parte meno turbolenta di un temporale è quella inferiore, ma in questo caso è bene accertarsi della quota in cui si prevede la formazione di ghiaccio e la quota minima di sicurezza rispetto ad eventuali ostacoli. Queste sono le maggiori cause di turbolenza a cui è soggetto un aereo commerciale. In seguito verrà trattato un altro fenomeno pericoloso per la navigazione aerea, connesso con la formazione dei fenomeni temporaleschi: il wind-shear ovvero vento di caduta. |
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Last update/ultimo aggiornamento: 01-02-2009 |
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