La SISA
la prima compagnia aerea commerciale italiana

Il 1 aprile 1926 due Cant 10 decollavano da Portorose (Trieste)
diretti a Torino e contemporaneamente da Torino si alzavano altri due
idrovolanti che avrebbero compiuto il percorso inverso.
Era questo il volo inaugurale della “Linea 1” Trieste – Torino,
operata della SISA, Società Italiana Servizi Aerei di Trieste, compagnia creata
dal genio dei fratelli Cosulich, i primi “armatori aerei” della nostra storia
aeronautica.
Il
primo volo non poteva essere non avventuroso: Il 1°aprile 1926,giorno scelto dalla Sisa per il primo collegamento
Trieste-Torino,già nelle prime ore del mattino iniziò a soffiare una forte bora
che rese le condizioni del mare tali da impedire l’operatività degli
idrovolanti e fu necessario utilizzare la base di Portorose per il decollo dei
due Cant 10 (I-OLTD pilota Luigi Maria Ragazzi, motorista Giannetti) e l’I-OLTC
(pilota Antonio Majorana, motorista Ferrari) alla volta di Torino, mentre dal
capoluogo piemontese decollavano i Cant 10 I-OLTB (pilota Mario Ceroni,
motorista Inghingolo) e I-OLTE (pilota Bruno Pascoletto, motorista Casnaghi)
per compiere il tragitto inverso.
Alle 11.45 ammarava a Pavia l’I-OLTE
seguito dopo pochi minuti dall’I-OLTB, mentre i due idrovolanti decollati da
Trieste, dopo una sosta a Venezia, ammaravano nel primo pomeriggio, intorno
alle ore 15. Dei quattro velivoli, solo L’I-OLTD pilotato da Ragazzi avrebbe
effettuato in giornata l’intero percorso, mentre Majorana, Ceroni e Pascoletto
attardati da modesti incidenti tecnici avrebbero terminato il collegamento il
giorno successivo.
Gli inconvenienti non impedirono alla
Sisa di inaugurare i collegamenti regolari tre volte alla settimana con
partenza da Trieste alle 11 ed arrivo,dopo le soste a Venezia e Pavia,a Torino
alle 16,10:costo del biglietto per l’intero tragitto Lit. 350. Lusinghiero il
bilancio del primo anno di attività: regolarità del servizio pari al 97%; 575
voli effettuati con una percorrenza complessiva di 238.000 chilometri e 1.662
passeggeri trasportati con una media di posti occupati del 60%.
Nasceva così la prima compagnia commerciale italiana, che
nell’arco della sua breve esistenza (1926-1934) avrebbe contribuito a stendere
la prima ragnatela di collegamenti aerei tra le città dell’Italia
settentrionale, l’Istria e la Dalmazia.
Nel
1934, infatti, nell’ambito di una riorganizzazione generale dell’aviazione
civile, la Sisa cedette la sua attività alla SAM, che nello stesso hanno subirà
la trasformazione in Ala Littoria. La SISA tornerà a volare l’8 giugno 1947 con
base operativa a Gorizia, inaugurando la tratta per Milano e successivamente
con Roma con velivoli del tipo Douglas adattati dalle Officine Aeronavali di
Venezia.
Nel
maggio 1949 per intervento del Governo la Società confluiva nella Avio Linee
Italiane che modificava la ragione sociale in ALI - Flotte Riunite e cessava la
sua attività, dopo aver effettuato 605 voli con 2.960 passeggeri trasportati e
21.800 kg di merce movimentata.
E questo libro vuole proprio raccontare la storia di questa
società…ma non solo. I due fratelli imprenditori, infatti, non si limitarono a
costituire una compagnia aerea, poiché prima di intraprendere una simile
attività nel 1908 avevano già fondato il Cantiere Navale Triestino, che, con le
sue Officine Aeronautiche sorte nel 1923, avrebbero dato le “ali” alla Sisa.
Il primo aereo realizzato dai
Cantieri nel 1924 su progetto dell’ing. Raffaele Conflenti capo dell’ufficio
tecnico sarà il biplano d’addestramento CNT 7. Importante per lo sviluppo
tecnico delle neonate Officine la produzione del Cant 10 per la società Sisa
(la prima compagnia commerciale italiana in ordine di tempo, sempre dei
fratelli Cosulich), che entrerà in servizio nell’aprile 1926 nella “linea n.
1”Trieste-Torino; ne verranno costruiti 16 esemplari.
Saranno poi realizzati il Cant 13
anfibio ed il Cant 18 acquistato in 25 esemplari dalla Sisa per la Scuola di
Volo e l’addestramento dei propri piloti. La Sisa intanto necessita di un aereo
di maggiore capacità del Cant 10 per le sue linee a lungo raggio e l’ing. Raffaele
Confluenti progetta il Cant 22, trimotore, idrovolante a scafo centrale in
grado di trasportare fino a 9 passeggeri: il prototipo I-AABM “San Giusto” nel
marzo del 1928 effettua il primo volo di collaudo e ne saranno costruiti 10
esemplari tutti destinati alla Sisa.
Nel 1930 i Cantieri di Monfalcone si
trasformano in CRDA Cantieri Riuniti dell’Adriatico e le Officine Aeronautiche
vengono ristrutturate: nel 1933 viene assunto quale Capo progettista l’ing.
Filippo Zappata che succede a Conflenti e nel marzo dell’anno successivo nel
cielo della baia di Panzano si leva in volo la sua prima creatura, il Cant Z
501, che conquisterà il primato mondiale di distanza nell’ottobre dello stesso
anno.
Altri due idrovolanti di successo
vennero approntati successivamente su progetto Zappata, i Cant Z505 e 506 non
più a scafo centrale ma con grandi galleggianti, mentre nel settore terrestre
ottiene buoni risultati il trimotore da bombardamento Cant Z 1007 di
costruzione interamente lignea, adottato poi dalla Regia Aeronautica. Dopo
altre realizzazioni, nel 1938 nasce il Cant Z 1018, versione metallica e
migliorata del 1007, ma con due soli motori, che ancora oggi viene considerato
uno dei migliori velivoli realizzati nel corso della II guerra mondiale.
Notevole per l’epoca il Cant Z 511:
trimotore progettato da Zappata nel 1940 per i voli transoceanici,portava molte
soluzioni tecniche originali e soprattutto rappresentava - come rappresenta
ancora oggi - il più grande idrovolante a galleggianti mai realizzato. Fra i
suoi impieghi venne anche ipotizzato il bombardamento di New York, ma con
manifestini ed arance!
Ne sono stati costruiti solo due
esemplari: dopo l’8 settembre 1943 un esemplare, in prova di valutazione presso
la Regia Aeronautica nella base di Vigna di Valle, è sabotato ed affondato; il
secondo, in fase d’avanzata realizzazione presso i CRDA, sarà smontato per
ricavarne metallo da trasportare in Germania. Nel 1944 un poderoso
bombardamento della zona dei Cantieri dei CRDA da parte alleata distrugge tutte
le attrezzature e le costruzioni delle Officine Aeronautiche (furono lanciate
quasi 1.600 bombe fra dirompenti ed incendiarie) che cessano così la loro
esistenza.
L’opera descrive, infatti, capitolo per capitolo, la storia industriale
dei due fratelli Cosulich, che da armatori navali e costruttori di navi (oggi il
complesso di Monfalconi è di proprietà della Fincantieri), spiccarono il volo
nel mondo dell’aviazione, diventando proprietari di una scuola di volo per
piloti militari di idrovolante, costruttori su licenza di velivoli Cant e Siai
ed infine proprietari di una compagnia aerea.
Un tributo all’ingegno di due uomini che hanno avuto il coraggio
e l’intuito di lanciarsi per primi nel modo dell’aviazione, dimostrando di aver
guardato nella direzione giusta e di avere una notevole capacità
imprenditoriale, capacità che gli ha permesso di portare avanti con successo numerose
imprese.
Ai due autori dell’opera, Carlo d'Agostino e Mario Tomarchio, va,
invece, il merito di aver fatto conoscere in modo approfondito una pagina di
storia italiana, nello specifico della storia aeronautica, poco conosciuta al
grande pubblico, realizzando una libro scorrevole e abbellito da quasi 200
fotografie, molte delle quali inedite, di buona quailtà e di grandi dimensioni,
che raccontano le vicende della prima compagnia aerea commerciale ìtaliana.
Carlo d'Agostino, giornalista aeronautico, è autore di numerose
opere di carattere storico del settore aeronautico.
Mario Tomarchio è uno storico triestino, ricercatore di tutto
quanto riguarda l'aviazione, in particolare del Friuli Venezia Giulia e delle
coste adriatiche.
Il libro, edito sotto l'egida dell'Ugai - Unione Giornalisti
Aerospaziali Italiani - e con il Patrocinio dell'IRel Istituto Regionale per la
Cultura lstriano-fiumanodalmata si inserisce di pieno diritto nella
pubblicistica specializzata, non dimenticando gli autori sia l'Ala Littoria che
assorbì la Sisa poco prima dello scoppio della II guerra mondiale sia un
avvenimento che coinvolse le coste italiane ed in particolare Trieste, la
crociera del Dornier Do-X (un mastodonte in grado di trasportare 150 passeggeri
oltre a 10 membri dell'equipaggio, dotato di 12 motori da 525 HP e pesante 52
tonnellate) che toccò " Napoli-Taranto-Ancona-Zara-Fiume-Pola-Trieste e
Venezia fra il 16 settembre ed il 21 ottobre 1931.
Tratto
dal libro:
Un pilota dei primi voli commerciali al passeggero dopo
l’atterraggio, che nota leggermente sconvolto “E’ la prima volta che vola?” –
Risposta immediata: “NO, l’ultima!”
La Prima compagnia aerea commerciale
italiana
Pagine: 126
Formato: cm 21 x28
Foto: 230 in b/n
Editore: Aviani & Avìani
via Tricesimo, 18417
33100 UDINE
Tel. 0432/884057
prezzo copertina: € 24