un articolo di Davide Daverio con Galleria FotograficaLa mia passione nel fotografare aerei ha origini lontane, è legata al ricordo di mio nonno Eugenio, motorista ai tempi della guerra. Le sue antiche foto, fatte in momenti rubati tra una missione e l'altra, mi hanno sempre appassionato, tanto quanto i suoi racconti. Guardando quelle immagini si vedono aviatori coraggiosi, appoggiati ad aerei pronti a partire, ma non certi di tornare, che hanno fatto una parte della storia italiana. Nel mio piccolo, ho iniziato con una semplice attrezzatura per iniziare a "catturare" queste magiche "macchine volanti". In principio si centra la preda, la si fotografa di lato, ben inquadrata, facendo attenzione a non "morsicare", come dico io, il muso e la coda; il primo impegno di uno spotter, secondo me, è quello di catturare in uno scatto perfetto un aereo, sospeso nel cielo oppure al suolo pronto a spiccare il volo. La curiosità, piano piano avanza e con essa, la voglia di spingersi oltre e, cogliere ciò che di solito non si vede. Ecco allora che la distanza diminuisce, la posizione cambia, ed inizia la ricerca della fotografia "particolare". In gergo il "close-up" è uno scatto dalle caratteristiche uniche, estremamente ravvicinato che racconta un
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momento della scena di solito molto d'effetto. Gli aerei non sono tutti uguali, simili semmai, ma per rendere particolare uno scatto, è importante il momento; il tocco di un carrello al suolo concentra in pochi decimi di secondo tutta la dinamicità di un aereo. Dalla semplice forma di lato la curiosità si può spingere ai carrelli, alle ali, al muso, ai winglets, a particolari che, grazie ai potenti strumenti odierni, possono essere incredibilmente interessanti. Che sia in volo o al suolo, la posizione del fotografo, resta un elemento fondamentale. Ecco allora che, nel rispetto delle norme di sicurezza e del buon senso che ci accompagna, ci si può avvicinare, anche fisicamente, grazie alle iniziative della nostra associazione, agli aeromobili stessi, per cogliere ogni particolare. Si cercano nuove posizioni, nuove prospettive; grazie alla prevedibilità del movimento di un aereo, si sceglie uno scatto di 3/4 anteriore o posteriore, così da poter stringere il campo sul muso o sulla coda. La luce poi, preferibilmente di spalle, ci obbliga a girovagare per tutto
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il perimetro dell'aeroporto per immortalare gli stupendi riflessi che si creano quando il sole è basso sull'orizzonte; levatacce mattutine e lunghe attese per i tramonti vengono ripagate dagli stupefacenti effetti creati dalla luce che colpisce meravigliose carlinghe argentate o colorate. Lungo le testate delle piste poi, con un ottimo teleobiettivo possiamo attendere il magico momento del decollo, magari di un "heavy body" che, percorrendo tutta la pista, ci passa sopra con tutto il suo frastuono prestando il suo muso e le sue turbine, a noi ricercatori maniacali di ogni più piccolo dettaglio. Con altrettanta pazienza, muniti di una piccola scaletta a gradini per superare l'odiosa, seppur indispensabile rete metallica, possiamo immortalare le fumate dei pneumatici durante il

"tocco" della pista, tanto breve quanto emozionante. Tra uno scatto e l'altro, in particolare verso le ore centrali della giornata, quando il traffico si riduce, gli spotters si riuniscono per commentare ed apprendere dai colleghi più capaci , quanto più possibile sull'arte della fotografia. Devo dire che personalmente, il nostro presidente, ha saputo cogliere un nostro grande bisogno; il bisogno di poter fotografare "al di là della rete" le nostre prede, consentendoci di concentrarci su ogni aspetto della nostra attività di spotters. Le posizioni che sono state scelte ci consentono, stando nel medesimo luogo, di scattare sempre a favore di luce e di poterci avvicinare, in massima sicurezza, ai nostri amati aerei. Qui, al centro delle piste nel nostro mirino, si vede la scena come in un film; l'occhio si posa sulle cabine, sulle pale delle turbine, sui portelloni, sui pneumatici, senza preoccuparci di null'altro; magari si può sfruttare il cono di aria compressa surriscaldata proveniente dalle turbine o dalla APU per sfocare l'orizzonte con altri aerei che sfilano dietro il nostro soggetto. Oppure si aspetta il secondo in cui una lama di luce si materializza sotto le ali che ci passano tanto vicino, per far riflettere il logo della compagnia che è verniciato sul corpo del motore. Questi sono due piccoli esempi di come un particolare può non vedersi ad occhio nudo o essere talmente

veloce da passare inosservato; solamente una fotografia fatta da un attento osservatore lo può valorizzare. Grazie ad airclipper le iniziative a favore degli spotters sono innumerevoli, con opportunità davvero uniche che ci consentono di raggiungere risultati degni di nota che rendono tangibile quanto un aereo sia un'opera unica dell'ingegno umano. E' cambiata di molto la fotografia aeroportuale; i progressi informatici hanno globalizzato il concetto di "turismo aeroportuale"; gli appassionati oggi, grazie anche all'affermazione del digitale, godono di immagini di alta qualità ampiamente fruibili. Oggi non basta fare una foto e spedirla; occorre avere ampie conoscenze sul trattamento digitale delle immagini; occorre un buon background informatico per decidere dove e come gestire le proprie opere; quindi uno spotter deve saper scattare, deve saper ritoccare una fotografia per valorizzarla al meglio; deve saperla gestire a livello digitale e scegliere il modo migliore per renderla condivisibile con chi gode della medesima passione. Alla fine i risultati sono spettacolari ma la fatica è tanta; mi piace pensare che anche il mio povero nonno abbia contribuito alla nascita di noi spotters con una strumentazione fotografica, oggi ormai preistorica. In ogni sua fotografia l'impegno era massimo, ma con un intento differente; quello cioè di immortalare, probabilmente, l'ultimo scatto di un velivolo che poteva essere destinato a non vedere l'alba di un nuovo giorno. Quando seguo con lo sguardo un aereo e, immortalo il suo imponente passaggio nel mio campo visivo, mi ritrovo con gli occhi rivolti verso l'alto a immaginare luoghi e culture lontane; in alcuni casi paesi visitati mentre in altri solo sognati e, da quel momento, mi sento pervaso da una sensazione di grande maestosità e potenza che, idealmente, auspico di riuscire a far trasparire dai miei scatti fotografici.
GALLERIA IMMAGINI DI DAVIDE DAVERIO
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