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Lo scorso sabato 20 novembre insieme ad altri 9 ragazzi appassionati di
aviazione civile ho fatto una gita in giornata all’aeroporto londinese
di Heathrow. I miei compagni di viaggio li ho conosciuti per mezzo di un
forum, forum che visito spesso perché vi trovo molte informazioni
preziose. Il gruppo è molto ben assortito, oltre che semplici
appassionati, alcuni di loro lavorano o studiano nel mondo dell’aviazione,
altri sono dei “frequent flyers” con voli anche sul Concorde. Con
queste premesse gli argomenti di dialogo durante il tempo trascorso
insieme non sono certo mancati. Il viaggio in giornata è stato possibile
grazie ai servizi di Ryanair dato che il volo, prenotato con meno di un
mese di anticipo, è costato 41 euro andata e ritorno. Senza volere fare
troppi paragoni con le compagnie aeree tradizionali, si deve riconoscere
che la Ryan mette tutti in grado di volare attraverso l’Europa. E allora
un bello e freddo sabato mattina presto di autunno, veloce check in all’aeroporto
di Bergamo e via all’imbarco sul 737-800 EI-CSZ che reca sulla fusoliera
l’irriverente scritta “Arrivederci Alitalia”. Mal comune mezzo
gaudio, ci sono in giro un altro paio di velivoli Ryan che ostentano frasi
pungenti verso Air France e Lufthansa. Il decollo avviene in perfetto
orario con tutti i 189 posti completi. Superato velocemente il lago di
Como, il paesaggio sottostante si colora di bianco per tornare naturale
sull’Europa centrale dove si vedono molti aeroporti e si incrociano le
scie di svariati altri aerei. Finalmente si sorvola la campagna inglese,
quadrettata come una grande scacchiera con tutte le tonalità di verde. Il
pilota imposta la discesa per niente piatta grazie a divertenti virate
abbastanza inclinate ed infine si atterra a Stansted, che non è proprio
un piccolo aeroporto sperduto. Uscendo dalla pista infatti incrociamo un
747 cargo Asiana che si prepara al decollo e nei piazzali, oltre agli
aerei coloratissimi di altre compagnie low cost, sostano altri quattro
747. Il terminal è molto grande, a occhio paragonabile per dimensioni al
“nostro” T1 di Malpensa ed esteticamente è molto semplice e luminoso
grazie alla combinazione di acciaio e vetro con i quali è costruito. Per
il trasferimento ad Heathrow, essendo in dieci, è più conveniente
noleggiare delle auto ma c’è anche un servizio bus. Prendiamo possesso
delle due vetture e uscendo dall’aeroporto un cartello in cinque lingue
ci ricorda che la guida è a sinistra: il primo impatto con questa realtà
disorienta un poco, soprattutto affrontando le rotonde. Comunque in poco
più di un ora di superstrada e qualche rischio, percorriamo la distanza
che ci separa dal desiderato Heathrow e quando vi arriviamo sulle strade
lungo il perimetro possiamo subito ammirare diversi 747 della British
Airways che arrivano dalle più lontane mete del pianeta. Heathrow non è
molto più esteso di Malpensa, ma nella sua area ci sono quattro terminal
più un quinto in costruzione e numerosi altri edifici della British
oppure della BMI e della Virgin. Lasciamo le auto al parcheggio di Hatton
Cross Bus Station dove ci attende Matteo, un ragazzo italiano anche lui
forumista di POL. Matteo nonostante la giovane età dopo alcune esperienze
professionali in aeroporti italiani, è andato a lavorare a Londra. Il suo
incarico è quello di preparare il piano di carico prima del decollo, è
qualificato per diversi aeromobili e proprio pochi giorni prima aveva
fatto ad esempio il piano di carico per il 747 della South African Airways.
Essendo Heathrow la sua “casa” sarà una preziosa guida per mezza
giornata. A piedi portandoci verso la testata pista 27R transitiamo per la
strada sulla quale il normale traffico di auto spesso viene interrotto per
fare attraversare gli aerei trainati verso un area di parcheggio e
manutenzione. Infatti vediamo passare un 747 SAA ed un 777 BA mentre già
parcheggiati ci sono due 747 Cathay e Qantas e un A340 SAA: sono talmente
vicini alla recinzione che con l’obbiettivo 70-300 inquadro solo una
parte di aereo. L’obbiettivo 35-80 non l’ho portato perché, abituato
a Malpensa, pensavo che anche qui non mi sarebbe servito e invece…
Guardando all’interno dell’aeroporto con sorpresa spicca
inconfondibile nella sua eleganza un Concorde BA, ovviamente è l’esemplare
destinato alla sua definitiva sistemazione presso il terminal 5 in
costruzione. A vederlo così sembra pronto a decollare come ha sempre
fatto per molti anni. Intorno si muovono alcuni 747, British, India e
Singapore Airlines che potrebbero sussurrargli: “Eri più bello e più
veloce ma sei inchiodato a terra mentre noi, goffi e lenti al confronto,
continuiamo a tuonare nei cieli di tutto il mondo”. Ma a togliermi
queste fantasie ci pensa una bella serie di aerei in avvicinamento belli
bassi per la 27R: tanti Airbus British e BMI, 757, ma anche 777 BA,
American Airlines splendido tirato a specchio, United (livrea vecchia) e i
tanto desiderati 747 Korean, Qantas, Jal, India, PIA. Poi ci sono tutte
quelle compagnie “sexy” come Air Jamaica con l’A340, oppure da me
sconosciute come la KTHY e la Icelandair. È davvero strano ma piacevole
vedere dal vero cose che fino ad ora avevo visto solo sui libri o su
Airliners.net. Con tanto ben di Dio qualcosa deve andare storto, e oltre
al freddo arriva anche la pioggia. Giustamente, a Londra in autunno non è
che ci si possa aspettare un sole caldo e un cielo limpido, poco male
perché Matteo con un bus gratuito ci porta al Visitors Centre: è un
misto di museo e presentazione di Heathrow. Ci sono molte attrazioni
divertenti: tra quelle che ricordo, un simulatore di volo, la
ricostruzione di un cockpit, la presentazione dei vari sistemi di luci
delle piste e delle vie di rullaggio, articoli esotici proibiti
sequestrati ai passeggeri, sistemi per nascondere stupefacenti, un
apparecchio che riproduce il rumore degli aerei delle varie epoche,
modellini, immagini, francobolli e l’angolo della nostalgia con divise e
amenity kits di compagnie aeree ormai scomparse, più altro che non
ricordo. Al piano superiore c’è un bar e un negozio che vende modellini
da sogno ma i prezzi sono alti e libri per spotters e appassionati vari. A
completare il tutto c’è una bella vetrata a 150 metri da una delle
piste e dalla quale vediamo atterrare altri aerei purtroppo in irreale
silenzio: solo un MD80 fa tremare i vetri… Seduti ai tavolini, con una
scodella di the caldo, numerosi appassionati locali si godono al caldo e
al coperto i movimenti del traffico aereo, tutti muniti di libri ed
elenchi degli aeromobili delle varie flotte aeree con le marche e la
storia dei singoli velivoli. Su dei quaderni annotano quello che vedono e
possono consultare un tabellone come quelli che ci sono nei terminal, ma
di dimensioni ridotte, che segnala orari di arrivi e partenze. Preciso che
non devono nascondere le loro radio air band e scanner vari! Matteo
purtroppo ci deve lasciare per tornare al suo lavoro. Poiché la pioggia
continua a cadere, entriamo in uno dei terminal: un grande mostro divora
persone, scale, ascensori, tapis roulant lunghi centinaia di metri. Ma i
miei compagni di viaggio si muovono con sicurezza: tutta la mia attenzione
è per cercare di non perderli perché la folla è davvero immensa, sembra
che tutta la popolazione di Londra abbia deciso di mettersi in viaggio
nello stesso momento. Si possono vedere visi, colori e abiti di ogni
angolo del mondo. Il bello è che mentre da noi ti gireresti se passa uno
con il turbante in testa, quì appare perfettamente normale. Heathrow è
proprio una sorta di cancello magico per il mondo. Dall’interno però si
vede molto poco di quello che si muove sui piazzali. Allora si torna
fuori, alla Hatton Bus Station subito dietro la 23L perché abbiamo avuto
la “dritta” che alle 15 inizieranno su questa pista gli atterraggi e
oltretutto c’è un bel portico che ci ripara dalla pioggia. Infatti dopo
aver imprecato qualche minuto perché vedevamo gli aerei arrivare sull’altra
pista, esattamente all’ora prevista inizia un nuovo show: dal cielo
grigio spuntano i fari di atterraggio di una lunga serie di grossi liner
da sogno in sequenza talmente ravvicinata che un 340-600 Virgin ci delizia
con una riattaccata a causa del 747 giapponese che lo precedeva e che
aveva ritardato a liberare la pista. Possiamo riprendere gli aerei
talmente bassi che nel campo inquadrato entra anche una selva di lampioni
e linee elettriche che ci costringono a fare i salti mortali per fare
delle immagini “pulite”. La pioggia che continua a cadere e la forte
umidità ci offrono però lo spettacolo ulteriore di scie lunghe e
persistenti che si staccano ondeggiando dalle superfici aerodinamiche e di
tanta condensazione che si forma sopra le ali. È incredibile vedere
quanti B747 arrivino, Malayasian, JAL, PIA, ANA, e osservandoli mi torna
la suggestione nel pensare che non molte ore prima sono partiti da luoghi
lontani affascinanti e diversi, trasportando vita gioia amore e sogni.
Splendide macchine che volano per migliaia di miglia chiedendo solo di
ingoiare aria e carburante, attraverso cieli tranquilli come il paradiso
oppure sfidando temporali terribili, e incuranti del giorno e della notte
arrivano dritti al loro aeroporto di destinazione per poi ripartire poco
dopo. Purtroppo anche noi a malincuore dobbiamo ripartire con la
malinconia di non sapere quando potremo riprovare ancora le emozioni di
oggi. Concludendo, è un viaggio tutto sommato accessibile a tutti coloro
che amano vedere e fotografare gli aerei di linea, che con una spesa
modesta consente di trascorrere qualche ora diversa e ricca di spunti
interessanti. L’unica difficoltà è che almeno la prima volta sarebbe
meglio andarci con chi è già pratico perché il leggendario LHR è
davvero grande e complesso.
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